La festa dei baresi

Il Natale a Bari inizia prima del tempo.

Il tintinnio dei carretti che irradiano nell’aria le note di “Jingle Bells”, le vetrine scintillanti di ghirlande e pacchi regalo, le luci della città che si moltiplicano per le luminarie sono un rito scenografico che si ripete di anno in anno.

E tutta quell’atmosfera che si respira tra le strade del quartiere Murattiano e il centro storico tra  pietre bianche come il latte e tetti scuri di tegole come caffè tostato incomincia il sei Dicembre.

Il giorno in cui si commemora San Nicola.

I miei ricordi su questa data risalgono a quella stagione dell’età dove ogni cosa è una piacevole scoperta, soprattutto vivere la tradizione e perdersi tra vie in orari diversi dal solito. E riportarle alla memoria è un balsamo che allevia il peso della maturità raggiunta.

Ai primi bagliori dell’alba, tra il blu in cielo che si declina nelle sfumature del rosa, la gente si riversa in Basilica. È un fiume di voci e corpi che scorre tra le strade per raggiungere il portale romanico della chiesa. Si assiste poi alla messa. Dal rosone irrompono scaglie di luce. È la notte che finisce. Gli astri lasciano che il sole faccia il suo ingresso in alto, tra nuvole e volta celeste.

Quando la cerimonia sacra termina, tutti si gettano fuori dalla Basilica. Incomincia così la parte profana di questa ricorrenza, quella che allieta in particolar modo i più piccini.

E il freddo che solitamente imperversa nelle mattine di Dicembre è stemperato dal calore umano, da quella frenesia che anticipa i giorni di festa.

Accade che i bar si affollano. Sul bancone ci sono cappuccini e dietro i camerieri allungano gli scontrini. Ci sono cornetti fragranti e cioccolata calda per i più golosi. Poi si incontrano gli amici, si stringono le mani con l’augurio che l’anno che verrà sarà più sereno. Promesse che fanno ben sperare e inalano nell’animo un afflato di fiducia sull’ignoto.

Le ore proseguono in spensieratezza, tutto appare dorato.

Da piccola, dopo questa liturgia di abitudini tipicamente barese, mi aspettava andare a scuola.

Le palpebre erano pesanti ma la leggerezza di quelle ore appena trascorse mi infondeva la grinta giusta per mantenere la giusta attenzione davanti la lavagna.

Rammento l’allegria e la spensieratezza che solo alcuni momenti sanno donare. Niente è più bello di ritrovarsi la mattina tra strade che odorano di attese e tradizioni. E trascorrerla insieme a chi vuoi bene lo è ancora di più. Così da conservare un ricordo condiviso.  

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