Ode alla Puglia
Anno IV – Numero 037
di Roberta Vadalà
L’illustrazione si basa sull’idea di rappresentare la Puglia attraverso la personificazione di una figura femminile. La scelta della figura umana non implica, tuttavia, una vera e propria umanizzazione del soggetto: il volto è privo di tratti e di espressione, quasi sospeso in una dimensione onirica, perché non siano i lineamenti a raccontarla, ma il territorio stesso.
Il primo punto focale è il volto, colmato dal mare. L’acqua prende il posto dello sguardo e dell’espressione, diventando essa stessa identità e presenza. Dalla nuca si riversa sulle spalle, trasformandosi quasi in una chioma, per poi insinuarsi tra gli scogli che si aggrappano al corpo della figura.
A cingere il suo corpo sono i rami degli ulivi, che si intrecciano come vasi sanguigni e trasportano la linfa vitale della terra. Il loro punto di origine è il cuore della figura, rappresentato dal secondo punto focale: il rosone sul petto.
La donna è cava, scolpita nella pietra bianca, come quella che da secoli definisce il paesaggio e l’architettura della Puglia. Le decorazioni, ispirate al romanico, richiamano le forme dei suoi centri abitati, trasformando il corpo stesso in un frammento di territorio.
La figura diventa così un ecosistema vivente, un paesaggio racchiuso in una forma umana senza mai diventare realmente umano. Mare, ulivi, pietra, architettura e natura convivono al suo interno in un equilibrio silenzioso. Ogni elemento nasce dall’altro, lo attraversa e lo completa, perché nessuno possa esistere pienamente senza gli altri.
La Puglia, in questa rappresentazione, non è quindi soltanto una terra da osservare, ma un organismo da abitare: una figura vuota solo in apparenza, perché colma di tutto ciò che la rende viva.
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