Il Grinch del Nordbarese

Mi chiamo Andrea e sono un reduce delle feste di Natale degli anni 90.

Dal 24 dicembre al 6 gennaio, io ero la Resistenza; poi ho avuto la demenza senile e il grande lusso di dimenticare.

Natale è bello, per carità. Provate però a fare un Natale pugliese a casa delle parenti di mia moglie e ne riparliamo.

In Puglia, le feste si facevano sempre dalla parte di lei, vale a dire che bisognava ignorare di avere in corredo un proprio parentado. Forse questi parenti riapparivano magicamente per Capodanno, se quelli di lei avevano preso altri impegni. Ma col muso di lei. Le feste nostre sono sembre meglio – diceva.

Intorno al diciannove-venti dicembre, io venivo messo al corrente che sarei andato dalle sorelle di mia moglie e la distribuzione dei compiti veniva fatta al telefono fisso della Telecom, coi miei figli che si arrabbiavano perché aspettavano le telefonate degli amici di comitiva.

Ogni 25 Dicembre mi presentavo: Auto lavata, giaccone di montone acquistata in boutique, mano occupata dal vassoio dei dolci il cui mignolo teneva miracolosamente la levetta della pesantissima autoradio Trevi.  E poi le migliori intenzioni di ridere e giocare alle carte.

Arrivando sempre in ritardo, li trovavo tutti accomodati: la suocera coi problemi di stipsi psicosomatica, l’anziana zia  di Torino (che alternava i piemontesi Ciao Né ai pugliesi Neeeee), il cognato zitello in cerca di sorte, le sorelle di mia moglie e i loro mariti, i figli grandi che avevano accesso al tavolo degli adulti. E poi c’erano i bambini, personcina sedute a parte, a cui gli anni 90 avevano insegnato che, quando finisci di mangiare, puoi menarti come Hulk Hogan e The Ultimate Warrior. Tanto gli altri parenti sarebbero stati impegnati a sfetentarsi tra loro.

Sì perché – e la mia testimonianza è reale – la felicità della famiglia unita si concludeva subito dopo l’antipasto all’italiana, nel solito impiattamento circolare al cui centro veniva messa lei, la modernità in boccaccio: la giardiniera Ponti. Un’autentica rivoluzione che ereditavamo dal consumismo milanese. E da Ok, il prezzo è giusto.

Quando agli odori dei dopobarba Floid e dei Gocce di Napoleon delle donne si univa quello della pasta al forno, si scatenava qualcosa di tragico. L’irrisolto si manifestava. Come si dice in Puglia: aff’t’scemm*.

Si uscivano i fatti in mezzo.

C’era sempre uno degli ospiti che introduceva l’argomento che avrebbe fatto incazzare qualcuno. Abbiamo avuto le liti tra sorelle, gli amari confronti tra generazioni, la nonna che non andava in bagno e qualcuno veniva accusato di averla bloccata, il nipote a cui il cugino sfasciava il gioco, il nipote che si lamentava di aver raccolto meno soldi dopo aver recitato la poesia e io che, amando il vino, poi diventavo sincero.

Insomma, al momento del gioco del picozzo eravamo tutti tumefatti all’angolo del ring, come Rocky quando sembrava stesse perdendo. Gesù Bambino ci schifava.

La vera tragedia dei miei Natali anni 90 erano i filmini. Presi in ostaggio per il tempo della VHS, venivamo costretti a vedere i filmini della famiglia che ci ospitava. Mia moglie era molto entusiasta della cosa. Io mi davo all’amaro e finivo ogni Natale con la reputazione del guastafeste ubriacone. Reputazione che al resto del mondo ha costituito il mio successo.

In uno dei Natali di uno degli anni 90, intorno alle 15,36, mentre due dei cugini più grandi si insultavano pesantemente difendendo le loro scuole, io dissi che sarei andato a prendere la cassetta di Renzo Arbore dalla mia Lancia Thema.

In quel momento, da una finestra di fronte, una ragazzina dagli occhi grandi mi vedeva camminare nella strada deserta e si feceva avvincere da un’orrenda sensazione di tristezza: Pover’uomo! Tutto solo a Natale! Non avrà una famiglia!

Oggi vorrei farle sapere la verità: io fuggivo da un Natale degli anni 90.

Perché anche se a Natale, in Puglia, mangiavamo il cibo che avremmo consumato in una settimana e puzzavamo di frittelle e ricotta squanta per giorni ed eravamo costretti a fare gli auguri di persona a tutti i parenti, niente era più pesante dei filmini degli anni 90. Quella era cattiveria.

Ecco perché sono convinto che il Grinch fosse pugliese e fosse ospite dei parenti di mia moglie.

*Litigavamo

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