Da qualche anno il modo migliore per assaporare tutto il fascino del Capoluogo Pugliese e per calarsi immediatamente nella realtà cittadina è quello di perdersi all’interno del suo quartiere più caratteristico: San Nicola, anche detto Barivecchia. Un borgo caratterizzato da una storia antichissima affiancata da una sorprendente ed attuale quotidianità. Un luogo fatto di strade sinuose che si snodano lungo un impianto urbanistico tipicamente bizantino – medievale che merita di essere scoperto e vissuto.
Perdersi, per scoprirne la tradizione passo dopo passo. Letteralmente e lentamente.
Perdersi, per ascoltare la voce di questa città che si eleva dalle mani delle massaie che preparano orecchiette e quelle dei marinai che rammendano le reti.
Perdersi, per entrare in sintonia con la Baresità, le sue radici, le tradizioni, i profumi e gli scorci di improvvisa bellezza. Perché la parte storica di Bari, un tempo chiamata “barivecchia” e oggi denominata “borgo antico”, è un concentrato di fascino, di cultura e di energia da scoprire lentamente, vicolo dopo vicolo, in questo dedalo di viuzze bianche posto a ridosso del mare.
Perdersi, per restare ammaliati dal fascino di queste vie strette, delle corti, dei palazzi, delle chiese e delle piazze. Ma non è stato sempre così. Un tempo, nemmeno tanto lontano, questa zona di Bari era quasi inaccessibile.
Oggi il ricordo delle passeggiate fatte nell’eta dell’innocenza lungo i vicoli di Barivecchia tra gli effluvi di candeggina e l’odore del ragù, tra sacro e profano, tra edicole votive e parabole satellitari, si mescola al presente.
Allora ero poco più di un ragazzino che aveva paura di addentrarsi nella parte antica della città,e si avvinghiava alla mano di nonno Giuseppe. Cercavo protezione mentre andavamo a comprare i dolciumi da Marnarid. Le sue carezze erano la mia corazza.
Cammino oggi per le stesse vie, in silenzio mentre i turisti si affannano chiassosi intorno.
Mi fermo davanti alla bottega di un maestro presepaio. Osservo il nuovo pezzo che ha realizzato per la collezione Natale 2023. È un personaggio tipico della baresità, “u uardastèlle”. Un giovanotto che con la mano aperta sulla fronte e la testa rivolta verso l’alto sembra osservare strabiliato il firmamento.
Ora non mi perdo più. Non mi smarrisco nel labirinto del borgo antico. Ho imparato ad avere i miei punti di riferimento. Come questa bottega in cui vengono forgiate le statuine del presepe.
Penso che vorrei essere io quel ragazzetto. Eterno innamorato delle stelle. E rivolgo istintivamente lo sguardo all’insù, verso il cielo, dove ora riposa mio nonno Nicola.

